mercoledì 14 gennaio 2015

Tremila modi di divertirci stanotte

Manuel Moncayo
Il suo sguardo è un po’ vago, un po’ assente, però è chiaro che cerca te. Quindi tu sei lì, interpellato da quegli occhi, mentre i tuoi partecipano alla scena. Della strada non conosci né l’origine né il punto finale: è puro camminare, divenire, percorso. Quel tratto di lingua d’asfalto — la civiltà deve pur trovarsi da qualche parte e si manifesta sotto forma di bitume — è anche l’unico elemento orizzontale della composizione. Tutto il resto è drammatica verticalità ed è per questo che adesso i tuoi occhi percorrono lo spazio freneticamente dall’alto al basso. Perché quel corpo è alto, ma vertiginosa, incombente e avvolgente è la foresta attorno, con la potenza dei suoi alberi, che ridimensionano ed equilibrano la forza dell’uomo che adesso osservi con nuovo interesse.
La prendi con calma. Assapori. Il tuo sguardo è cambiato, ora. Non t’interessa ciò che sei stato né ciò che sarai, perché contano solo il presente e il tuo essere del tutto unico. Hai gettato le maschere che ti proteggevano da quello sguardo, hai messo a letto l’educazione ricevuta, hai dato le spalle alla cultura di cui ti hanno così pervicacemente imbevuto. E hai fatto bene, perché adesso che le condizioni sono cambiate, lui ti ha riconosciuto. È saldo con i suoi piedi piantati su quella strada come forti devono essere le radici delle piante sullo sfondo. Il suo corpo è bellezza pura: l’avresti mai detto, prima? Vedi le sue gambe slanciate? E il suo sesso, esposto senza difesa? Per arrivare alla curva delle sue spalle devi osservare le braccia, che intuisci forti anche se non sono eccessivamente muscolose. E il petto e il ventre, senza sbavature. Vedendo il volto semplice e imperfetto di questo ragazzo, pensi che quando un altro maschio ti dirà che il corpo di un uomo non può essere bello, riderai.
I colori sono vivi al tramonto, la luce viene da dietro, da lontano, bassa. Tu e questo ragazzo rimanete lì, la forza che vi trattiene impedisce il movimento. La bellezza racchiude l’attimo infinito.

L’autore di questa foto si chiama Manuel Moncayo. Io non lo conosco, sono capitato sul suo blog per puro caso e ho trovato il suo lavoro terribilmente affascinante, conturbante e universale. Di sé stesso dice: “Sono nato in Messico nel 1989 e adesso vivo e lavoro a Berlino. Faccio foto senza una storia di base precisa, ma ispirate alla vita di ogni giorno. I soggetti che m’interessano sono i ragazzi, la natura e le cose che puntano verso il cielo”.

3 commenti:

  1. delle tre cose solo la natura interessa anche me, ragazzi e cose dure che puntano verso l'alto le lascio da sempre agli acculturati

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  2. hai "contornato" meravigliosamente questa bellissima foto!

    "la civiltà deve pur trovarsi da qualche parte e si manifesta sotto forma di bitume "

    questa me la segno ;)

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  3. Fracatz, a parte il fatto che l'autore della foto non dice di amare le cose "dure" che puntano verso l'alto, ma lasciamo perdere. Potresti spiegare il nesso tra essere interessati ai ragazzi ed essere acculturati?

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